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Ebraismo

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
Evoluzione del tetragramma dall'alfabeto fenicio a quello attuale ebraico
Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Canone della Bibbia, Ghiur, Mitzvah, Patriarchi ebrei, Popolo d'Israele, Popolo ebraico e Torah.

Con il termine Ebraismo (derivato dal greco hebraïsmós; in ebraico: יהדות[?]) si intende sia una religione monoteistica, sia uno stile di vita, sia una tradizione culturale, diffuse all'interno delle comunità ebraiche presenti in tutto il mondo. Come religione, l'odierno Ebraismo, detto anche Ebraismo rabbinico, è l'evoluzione della religione biblica, frutto, secondo la tradizione, dell'alleanza (berit) tra Dio, indicato nella Torah con il nome di Yahweh, e il popolo ebraico. Grazie al primo Ebreo della storia, Abramo, il primo dei Patriarchi ebrei, si affermò come religione rigorosamente monoteistica, la prima di questo tipo ad essere documentata nel territorio delle popolazioni cananee. In modo generale, si può dire che l'Ebraismo si sia diffuso in tutto il mondo soprattutto a seguito della dispersione degli ebrei iniziata all'epoca dell'impero romano (diaspora).[1][2] ma già precedentemente (cfr Cronologia della storia ebraica e Tempio di Gerusalemme). Assieme al Cristianesimo e all'Islam, l'Ebraismo viene classificato come religione abramitica, in quanto Abramo rappresenta, per i fedeli delle tre confessioni, un comune patriarca.

Sacre Scritture e monoteismo

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Tanach.

Il testo sacro per antonomasia, ma non l'unico nella religione ebraica, è la Tanach (che corrisponde all'Antico Testamento dei Cristiani). La prima parte della Tanach è la Torah (detta anche Pentateuco), che, in ebraico, vuol dire "insegnamento", "legge", e contiene, secondo la tradizione, le istruzioni impartite da Dio al popolo di Israele sul Monte Sinai quarantanove giorni dopo la fuga dall'Egitto. Essa contiene la descrizione della storia dell'umanità dalla creazione fino all'arrivo degli ebrei in Terra d'Israele. Il canone ebraico delle Sacre scritture venne definito nel I secolo d.C. Il fulcro della fede israelitica è lo Shemà contenuta in Deuteronomio (6.4: "Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno..."). La fede monoteistica si incentra nella affermazione che offre di sé in Esodo 3,14:Io sono l'Essenza dell'Essere di Io Sono Colui Che Sarò. Se ci atteniamo alla lettera al testo biblico, questa affermazione (in ebraico Ehyèh ashèr èhyèh) è di fatto, intraducibile, poiché si dovrebbe disporre di un tempo verbale in grado di rendere, contemporaneamente, il presente, il passato ed il futuro. Infatti, secondo la fede ebraica, Dio è colui che, pur non mutando nella sua essenza, accompagna il popolo ebraico in tutte le sue vicissitudini storiche. In questo senso, Dio è legato all'uomo nel passato, nel presente e nel futuro.[3] La principale conseguenza di questa consapevolezza monoteista è, in primo luogo, l'idea della signoria di Dio sul mondo e sulla storia, anche se ciò non significa che la realtà terrena non goda di una sua autonomia espressa dal libero arbitrio; anzi, il principio stesso di vita terrena intesa come prova da superare per accedere alla vita eterna è basato sul libero arbitrio: l'uomo ha davanti a sé la scelta tra il bene e il male, tra il fare ed il non fare, e la sua missione consiste nello scegliere liberamente il bene, cioè la Torah ed i suoi precetti. Nell'Ebraismo, Dio è visto come colui che regna e che si trova nel più alto dei cieli pur regnando in terra, egli è infatti "trascendente" ed "immanente", "altissimo" e sempre "presente" anche nella vita dell'uomo: i maestri ebrei insegnano che "Dio ha creato il mondo per avere un luogo in basso in cui abitare". L'uomo non può percepire intellettualmente o con i sensi la reale essenza della divinità, come viene detto nell'Esodo 33:20 "Un uomo non può vedere il mio 'volto' e restare in vita"; Dio è conoscibile soprattutto dalle sue opere e dai suoi attributi, le sue middòt.

Morale ebraica

A partire da questa dottrina morale, l'Ebraismo sviluppa sia l'idea della creazione, quale creatio ex nihilo (creazione dal "nulla"), che l'idea di uno sviluppo lineare e non propriamente definito "ciclico" (cfr comunque Era messianica, Miracolo, Parashah e Qohelet) della storia considerando invece l'ordine e la stabilità divini, secondo il Regno celeste, ma anche con cambiamento pur entro i confini stabiliti, siano essi storici, spirituali o della Natura. "Percepito" dagli individui, pur se nella loro "limitatezza" a cui però riservare la santità dei precetti - nel legame con Dio si accede così al "mondo spirituale" - il tempo viene considerato come l'insieme di quelle occasioni offerte all'uomo (cfr Provvidenza) per vivere la libertà (cfr Esodo). Un'altra caratteristica dell'Ebraismo è l'idea di un legame con Dio, non paragonabile a comuni forme di ascetismo. Questo legame si instaura nella comunione dell'alleanza, in cui il creatore e la creatura mantengono, separate, le rispettive identità. È esattamente la categoria teologica dell'alleanza ad essere costitutiva dell'Ebraismo: essa rappresenta il reciproco impegno, per cui all'elezione e alla benevolenza di Dio deve corrispondere, da parte di Israele, l'osservanza delle 613 mitzvòt, i precetti, che abbracciano ogni aspetto della vita dell'uomo. Pur garantendo il "regno" della Torah su ogni aspetto della vita umana, nell'Ebraismo la teocrazia (cfr comunque Messia) si combina con una particolare concezione dell'autonomia creaturale che conferisce all'uomo il potere di "agire" sul creato, seguendo le relative regole, per completare l'opera del Signore e far coesistere il divino con il libero arbitrio dell'uomo che si conformi alla volontà divina espressa nella Torah orale e scritta, quindi nella scelta del bene.

Mosè e i profeti

Nell'elaborazione teologica dell'Ebraismo, è di notevole importanza il ruolo che viene attribuito a Mosè, il quale è considerato il più grande dei profeti non perché la sua speculazione su Dio sia superiore a quella di Isaia o di Ezechiele, quanto piuttosto perché è stato l'unico uomo ad abbattere, per usare le parole del Rambam (Mosè Maimonide), tutte le barriere che impediscono di contemplare la visione del Santo benedetto, tutte tranne che quella dell'intelletto umano impossibilitato appunto a concepire Dio tramite il pensiero (cfr. Mosè Maimonide, "Gli Otto Capitoli, La dottrina etica" cap. VII; e Moshe Chaim Luzzatto, "L'articolo sui princìpi" cap. VII). In altre parole, secondo la tradizione rabbinica Mosè è stato l'unico uomo a raggiungere il massimo grado dello spirito profetico, ed è in ciò che sta la sua grandezza. A Mosè è stata consegnata la torah e a lui è stato affidato il compito di condurre il popolo ebraico attraverso il deserto, fino in Eretz Israel: la terra promessa. Solo ad un uomo di così alte virtù poteva essere affidato un così grande compito. Naturalmente, una funzione importantissima svolgono anche gli altri profeti, i quali richiamano all'essenzialità e allo scopo ultimo della Torah, così come i rabbini ed i maestri ebrei che con i commenti canonici ebraici approfondiscono il significato dei precetti morali contenuti nella torah. Il valore attribuito alla parola divina e all'elemento escatologico esercita una grande influenza sul cristianesimo primitivo (basti pensare al prologo del vangelo giovanneo che da questa trae la propria elaborazione teologica sul logos), ma anche sulla prima speculazione dell'età giudeo-ellenistica di (Filone d'Alessandria, che è il primo pensatore a tentare una conciliazione fra le categorie filosofiche greche e la fede ebraica). Anche lo sviluppo dell'apocalittica cristiana risente molto dell'influsso ebraico e, in particolare, del Libro di Daniele.

Giudaismo

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Giudaismo.

La storia del Giudaismo inizia con l'esilio a Babilonia (587 a.C.), che mette fine al Regno di Giuda, ultima propaggine del Regno di Israele. La deportazione individua sostanzialmente il resto d'Israele; cioè quei deportati fedeli alla religione originaria e che torneranno in seguito in Palestina per fondare un nuovo stato ebraico. Questo termine viene usato una sola volta nel Nuovo testamento (Gal. 1,13-14). I giudei di Palestina e quelli che vivono lontano (ad Alessandria, a Babilonia ecc.) formano una comunità religiosa unita dalla fede monoteista, lo studio della Legge (Torah) e la speranza messianica. Qualche tempo dopo il ritorno dall'esilio, l'attività religiosa riprende nel tempio di Gerusalemme, ma il Giudaismo palestinese si dà nuove istituzioni: il sinedrio e la sinagoga, dove scribi e dottori della legge acquistano sempre maggiore importanza. Nel I secolo, il Giudaismo è già un mondo polimorfo come quello che Gesù conoscerà, frammentato in numerose correnti: farisei, sadducei, esseni, zeloti, battisti, erodiani, samaritani, terapeuti. Il Cristianesimo nasce in seno a questa complessa molteplicità. Dopo la distruzione del tempio (70), i soli a sussistere furono i farisei, l'unico gruppo che era rimasto fedele alla tradizione dei maestri. Uno di questi Jochanan Ben Zakkai, fonda l'accademia di Yavneh e riorganizza il giudaismo, permettendogli di sopravvivere alla catastrofe del 70. In quest'ambito si sviluppa la tradizione rabbinica, che distingue la Torah scritta, codificata nel Pentateuco, dalla Torah orale, codificata nella Mishna e nel Talmud, entrambe considerate di origine divina, poiché rivelate contemporaneamente a Mosè sul Monte Sinai. Per vivere secondo la Torah, un ebreo è tenuto ad osservare i precetti che si applicano alla sua condizione (nessuno ha l'obbligo di osservare tutti i 613 precetti, perché alcuni riguardano solo i sacerdoti, altri soltanto i re, e così via). Fra questi, la circoncisione, la celebrazione del sabato, e l'osservanza dei divieti alimentari sono, oggi come ieri, precetti della religione ebraica. La Torah spiega che questi precetti sono imposti all'ebreo come prova: se egli la supera e compie i precetti, otterrà una ricompensa eterna infinitamente superiore ai suoi meriti. Sotto la spinta dei movimenti di secolarizzazione, molti ebrei hanno abbandonato la pratica dei riti, ma continuano a considerare l'Ebraismo un patrimonio culturale ed intellettuale comune. Il XX secolo segna il risveglio dei movimenti politico-laici e l'assimilazione dell'Ebraismo ad una entità nazionale da una parte ed una nuova scoperta dell'osservanza dei precetti dall'altra; l'incontro di queste due anime forti ha dato vita a nuovi dibattiti sulle metodologie di analisi e soluzione delle dispute rabbiniche.

Commenti della Bibbia

In epoca rabbinica il problema fondamentale dell'Ebraismo diviene quello di preservare la propria identità all'interno di un mondo a volte ostile che lo concepisce come una dottrina propedeutica alla comprensione del cristianesimo. I maestri ebrei si preoccupano di preservare e di attualizzare la Torah orale (interpretazione del pentateuco del I e del II secolo d.C.), considerata tutt'uno con quella scritta che non potrebbe sussistere altrimenti; l'applicazione esegetica è già nella stesura della Mishna e del Talmud (babilonese e gerosolimitano). Sempre in questo periodo si assiste alla stesura dei primi midrashim che, come la Mishna, ma soprattutto come il Talmud, contengono parti di halakhah e parti di Haggadah ossia di tradizione esegetica ed omiletica, che si esprime per mezzo di racconti, basati sul testo biblico, aventi il compito di trasmetterne i significati della Torah per il popolo d'Israele. Da essi trarranno continuità d'insegnamento ed apprendimento tutti i maestri successivi secondo il valore della tradizione sempre viva e mai spenta.

Filosofia e mistica

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chassidut, Filosofia ebraica, Qabbalah e Torah Celeste.

L'Ebraismo ha prodotto anche una filosofia vera e propria, la quale secondo alcuni accademici passa attraverso l'influenza stoica, neoplatonica ed aristotelica, quest'ultima mediata dai pensatori musulmani (Avicenna e Averroè in particolare); il legame con Aristotele viene ancora individuato da Maimonide, mentre Hillel da Verona in molti punti richiama Tommaso d'Aquino. Per quanto riguarda l'apporto filosofico, si ricordano, nel medioevo ebraico, le figure di Yehudah HaLevi, di Mosè Maimonide e di Hillel da Verona. L'Ebraismo sefardita si distingue per i suoi studi di natura filosofico-teologica, mentre l'Ebraismo ashkenazita si caratterizza per una maggiore concentrazione sugli studi talmudici e sulla mistica, la quale sfocerà nel movimento chassidico dell'Europa orientale. Il misticismo ebraico si radica nell'esperienza profetica e, soprattutto, nelle interpretazioni del Ma'asè Merkava (l'"opera del carro") con cui si apre il libro di Ezechiele. Gli studi mistici danno vita alla qabbalah per la quale nel XIII secolo in Provenza si ricordano il Rambàn, Abramo Abulafia e, nel XVI secolo, nella scuola di Safed il maestro Isaac Luria. In epoca moderna tra gli accademici è Gershom Scholem, il quale ha, tra l'altro, notato le influenze del pensiero di Giovanni Scoto Eriugena sulla mistica ebraica medioevale. L'illusione pseudomessianica del sabbatianismo ebbe le sue catastrofiche conseguenze; poi la nascita del movimento chassidico polacco (seconda metà del XVIII secolo) che rappresenta uno dei momenti più significativi nello sviluppo del misticismo ebraico, misticismo che ha molto influenzato anche la dottrina ascetica cristiana. È interessante notare la costante tensione, in seno all'ebraismo, fra misticismo e filosofia, poiché, malgrado la diversa prospettiva, i problemi di fondo sono comuni: il rapporto fra creatore e creatura, il legame fra finito ed infinito, le realtà del bene e del male. In età moderna, Moses Mendelssohn è il filosofo che, cerca di conciliare la Haskalah o Illuminismo ebraico con la stessa modernità occidentale, mostrando come l'ebraismo si armonizzi con le esigenze della ragione. Strade simili hanno percorso, più avanti, Hermann Cohen, Franz Rosenzweig e Martin Buber.

Correnti

Quattro sono le principali correnti dell'Ebraismo:

  • Ebraismo ortodosso: si riconosce nella tradizione ebraica della Torah, anche secondo l'Halakhah del testo fondamentale dello Shulchan Aruch, nell'esegesi di quest'ultimo e della stessa e, senza però contraddirne i fondamenti, persino nell'adattamento alle mutate realtà sociali. Sono congregazioni particolari all'interno del movimento ortodosso i gruppi chassidici, che si rifanno all'insegnamento di Baal Shem Tov, un sapiente della fine del XVIII secolo che teorizzò l'etica ebraica come accettazione gradita delle Mitzvot, anziché vederne il solo aspetto di obbligo. L'Ebraismo ortodosso, non considerando rispettose dell'Halakhah le altre correnti dell'Ebraismo, non accetta le conversioni che non siano fatte in ambito ortodosso e dunque non tutti coloro che negli altri gruppi ebraici si considerano ebrei sono tali da un punto di vista ortodosso. In ambiente ortodosso questo è un punto considerato di fondamentale importanza per l'identità ebraica, i matrimoni e le sepolture.
  • Ebraismo riformato: nato in Germania nel XIX secolo, si è ben presto diffuso negli Stati Uniti. L'Ebraismo riformato cerca di ridurre e relativizzare l'imponente complesso delle mitzvòt della Torah, che separano di fatto il popolo di Israele dal resto del mondo. Nel tempo si è diviso in numerosi rami, più o meno aderenti alle tradizioni ebraiche, fino, nei casi estremi, a rinunciare al riposo sabbatico e all'accettazione di un Messia (Unto), mantenendo comunque l'attesa di un messia futuro. Una derivazione dal movimento riformato è l'ebraismo laico umanista.
  • Ebraismo conservatore, anche detto masoretico, nacque nel XX secolo negli USA, come derivazione dell'Ebraismo riformato. Conferma il valore etico-filosofico delle mitzvot, determinandone l'obbligo di osservanza; rispetto all'ortodosso ha però modificato importanti punti, specie della tradizione liturgica - il più eclatante dei quali è la preghiera comune tra uomini e donne.
  • Ebraismo ricostruzionista: fondato negli Stati Uniti dal rabbino conservativo Mordecai Kaplan e dalla rabbina Ira Eisenstein si caratterizza da una forte somiglianza con l'Ebraismo riformato, da cui però si differenzia per una maggiore considerazione dell'aspetto tradizionale.

L'Ebraismo ortodosso è largamente maggioritario in Israele e nei paesi della diaspora diversi dagli Stati Uniti d'America. Qui la maggioranza è divisa tra conservativi e riformati, essendo gli ortodossi una minoranza. Gli Stati Uniti sono anche l'unico paese con una presenza significativa di ricostruzionisti. L'Italia è un paese attualmente Modern Orthodox ossia la comunità ebraica italiana si accredita come ortodossa nel senso moderno del termine; non mancano piccoli gruppi che rimandano ad altre correnti dell'Ebraismo. Il pensiero filosofico e religioso ebraico è entrato in grande fermento dalla nascita del Sionismo, e soprattutto a seguito della fondazione, nel 1948, dello Stato di Israele.

Oggetti liturgici

Tra gli oggetti liturgici e culturali più importanti nella religione ebraica vi sono:

  • Menorah, candelabro 'a sette bracci', ne esisteva soltanto uno d'oro puro ed era situato nel Tempio di Gerusalemme, simbolo ebraico ed attualmente dello Stato d'Israele; in quasi tutte le case ebraiche ne è presente una riproduzione. Quando ancora esisteva il tempio veniva acceso un lume al giorno (la settimana partiva dalla domenica) fino a giungere a sette lo Shabbat.
  • Mezuzzah, pergamena affissa (dentro un piccolo contenitore) agli stipiti delle porte e contenente due brani dello Shema (preghiera fondamentale dell'Ebraismo, da recitare ogni giorno al mattino e alla sera), proprio quelli contenenti il precetto della Mezuzzah.
  • Tefillin, conosciuti come filattèri, sono scatole nere di cuoio indossate sul braccio e sulla fronte per mezzo di cinghie di pelle. Esse contengono le pergamene con i quattro brani della Torah che citano questo precetto.
  • Kippah, il copricapo indossato dagli ebrei maschi.
  • Talled, scialle in tessuto bianco spesso con fasce, comunemente di colore scuro, caratterizzato da quattro lunghe sfrangiature di tessuto alle estremità, chiamate tzitzit. La versione grande (talit gadol) è portata durante la preghiera del mattino e a Yom kippur per tutto il lungo ciclo di preghiere, quella piccola (talit katàn) è indossata quotidianamente.
  • Hanukkiah, plurale hanukkioth, candelabro a 'nove bracci' utilizzato per accendere i lumi durante la celebrazione della festa di hanukkah (festa delle luci) in ricordo della riconsacrazione del Tempio dopo la guerra maccabaica il cui casus belli fu il sacrificio di un maiale nel tempio ad opera di un sacerdote ellenizzante.

Altri simboli

Maghen David
  • Maghen David (Scudo di Davide), stella a sei punte presente nella bandiera dello Stato di Israele insieme alle fasce blu del talled, è diventato il simbolo del sionismo fin dai primi congressi a cavallo tra XIX e XX secolo.
  • BS"D in ebraico בס"ד, è un tipico, tradizionale acronimo che si può facilmente trovare in molti documenti ebraici, come anche in molte delle moderne pagine web che trattano di ebraismo. Tiene il posto della frase, scritta in lingua aramaica, b'siyata de'shemaya, che significa letteralmente "con l'aiuto del cielo" e viene scritto nella parte alta dei documenti, per ricordare allo scrittore ed al lettore che, senza l'aiuto del Signore, è impossibile per l'uomo realizzare qualcosa che intrinsecamente possegga i valori eterni che Lui ci ha rivelato.

Usi e costumi

Casherut

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Casherut.

La casherut è una serie di regole alimentari prescritte dalla Torah. Esse costituiscono un corpo di normative molto complesse, che forma il fondamento dell'alimentazione dell'ebreo, a casa come all'esterno. Il termine kasher significa "adatto" e riguarda la purità degli alimenti: la Torah distingue infatti anche tra animali puri ed animali impuri, quelli permessi e quelli proibiti. Molti ebrei usano la parola taref per indicare il contrario a quanto permesso nell'alimentazione kasher. Gli elenchi degli animali di cui è permesso cibarsi sono contenuti nella Bibbia, capitolo 11 del Levitico, ed alcuni vengono ripetuti nel capitolo 14 del Deuteronomio. Sono permessi i quadrupedi ruminanti con gli zoccoli "bi-parti-ti" come, ad esempio, mucca, pecora, capra, cervo, ecc; non maiale, cammello, cavallo o coniglio, lucertola, scimmia, leone, orso, ecc. V'è [anche] un elenco dei volatili proibiti, da cui deriva che tutti gli altri sono permessi (contiene tutti i rapaci e gli uccelli notturni proibiti). Tranne alcuni casi, si possono mangiare i pesci con squame e pinne: sono pertanto esclusi molluschi e crostacei (polpi, frutti di mare, granchi ecc.), oltre alle anguille, al pescecane, ad alcuni tipi di "pesce spada" e alcuni altri pesci che si ritiene non abbiano le squame complete. Certi tipi di locusta sono permessi agli ebrei sefarditi residenti nei paesi arabi, ma non a quelli sia sefarditi sia ashkenaziti residenti in occidente a causa della proibizione di mangiare qualsiasi cosa possa suscitare disgusto (anche con riguardo agli usi locali). Gli animali ovini, bovini, caprini ed i volatili permessi non sono ritenuti kasher se non vengono uccisi con il metodo noto come shechitah. Lo shochet, che per eseguire la shechitah deve avere un apposito titolo di idoneità: mozza con un coltello la trachea e l'esofago dell'animale, e così facendo recide le arterie principali causando una perdita di coscienza praticamente istantanea. Il sangue restante viene eliminato dalla carne attraverso un processo di lavatura, salatura e risciacquo oppure attraverso l'arrostitura: per secoli il processo di lavatura, salatura e risciacquo della carne è stato prerogativa delle donne di casa, ma ormai è praticato soprattutto dal macellaio o dal fornitore kasher. Una casa strettamente kasher avrà almeno due servizi di utensili per la preparazione ed il consumo dei cibi, uno è il servizio "da carne" (non intendendosi per carne il pesce), da utilizzare con la carne e i suoi derivati, l'altro è quello "da latte", che si usa con latticini, poiché è vietato mescolare latte e carne secondo la Torah. È anche proibito mescolare carne e pesce: questa proibizione ha delle restrizioni minori e non implica dunque l'uso di servizi di stoviglie separati ma soltanto la proibizione di ingerire insieme carne e pesce e di usare per l'uno stoviglie sporche dell'altro alimento.

Sepoltura

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Morte nell'ebraismo.
Tombe in un cimitero ebraico

Secondo la religione ebraica tutti i corpi delle persone decedute vanno sepolti nella terra secondo prescrizioni rabbiniche halakhiche; viene infatti ammesso che anche un Kohen sarebbe obbligato a seppellire un morto nel caso non vi sia nessun'altra persona presente per farlo e la stessa sepoltura deve avvenire in un luogo adibito a ciò. Nel Talmud, trattato sotah, vengono anche specificate alcune delle regole necessarie alla procedura obbligatoria per un corpo nel caso esso non venga trovato in un luogo consono alla sepoltura specificando anche i casi in cui si trovino ossa separate non costituendo più quindi il corpo nella propria interezza. Si ritiene che nell'era messianica i primi individui a resuscitare con il ritorno dell'anima nel corpo siano quelli sepolti in terra d'Israele.

Diffusione geografica

Ebrei nel mondo

Gli ebrei nel mondo sono circa 13 milioni e sono distribuiti in più di cento paesi; di questi, Israele è l'unico paese in cui l'Ebraismo costituisce la religione della maggioranza degli abitanti. Le comunità ebraiche più numerose si trovano negli USA ed in Europa, dove il Paese con il maggior numero di ebrei è la Francia con 600.000 appartenenti, e la presenza ebraica è forte anche in Russia, in Asia, nell'America Latina ed in Australia.

Ebrei nel mondo
Nazionalità Residenti
Israele Israele 5.309.000
Stati Uniti Stati Uniti 5.275.000
Francia Francia 492.000
Canada Canada 373.000
Regno Unito Regno Unito 297.000
Russia Russia 228.000
Argentina Argentina 184.000
Ungheria Ungheria 120.000
Germania Germania 118.000
Australia Australia 103.000
Brasile Brasile 96.000
Ucraina Ucraina 80.000
Sudafrica Sudafrica 72.000
Bielorussia Bielorussia 45.000
Italia Italia 45.000
Messico Messico 40.000
Belgio Belgio 32.000
Turchia Turchia 18.000-30.000
Paesi Bassi Paesi Bassi 18.000-30.000
Cile Cile 21.000
Iran Iran 11.000-35.000
Etiopia Etiopia 12.000-22.000
Azerbaigian Azerbaigian 20.000
Uruguay Uruguay 20.000
Spagna Spagna 12.000-20.000
Svezia Svezia 18.000
Marocco Marocco 1.500
Bolivia Bolivia 200

Italia

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Ebraismo in Italia.
La sinagoga di Firenze nel panorama cittadino

La comunità ebraica italiana trae le sue origini nel II secolo a.C., quando i primi ebrei arrivarono a Roma grazie all'intenso scambio commerciale nel Mediterraneo. Già nel I secolo la comunità ebraica romana era fiorente e stabile tant'è che poté riscattare gli ebrei fatti schiavi durante l'assedio di Gerusalemme del 70. La maggioranza degli ebrei italiani di conseguenza non appartiene a nessuno dei due gruppi rituali maggiori presenti in seno all'ebraismo (quello sefardita-spagnolo e quello askenazita-tedesco), ma sono di rito romano che è probabilmente il rito ebraico più antico da cui poi è derivato quello askenazita; già nel Talmud si trovano accenni ad usi tipici dei "bene romi" (figli di Roma). Un momento importante nella storia dell'Ebraismo italiano è il Congresso ebraico di Forlì del 1418, in cui vengono avanzate richieste al nuovo Papa, Martino V, e vengono assunte decisioni relative alla vita interna delle comunità ebraiche. Oggi, gli ebrei italiani sono circa 35.000 - 38.000 (secondo alcuni 45.000) su una popolazione di 60,8 milioni di abitanti; la metà circa vive a Roma con un numero che va dai 13.500 ai 14.000, circa 7.000 risiedono a Milano, mentre gli altri sono sparsi in Comunità medie o piccole in tutta la penisola. La sinagoga più grande d'Italia, nonché una delle più grandi d'Europa si trova a Trieste. Casale Monferrato ospita una sinagoga ebraica come diverse ne ospita Venezia, situate nei caratteristici ghetti ebraici, una sinagoga molto bella, con annesso museo si trova anche a Merano; in particolare la Sinagoga di Venezia è riconosciuta come una delle più belle d'Europa[senza fonte]. Di particolare pregio le Tavole della Legge in legno dorato risalenti al secolo XVIII secolo, numerosi Rimonim (terminali per rotoli della Legge) e, in aramaico biblico, 'Atarot, (in ebraico sing. "Keter"), corone per i rotoli della Legge: tutti sbalzati, cesellati o in filigrana d'argento. In lingua italiana è presente un newsgroup di cultura ebraica moderato da Joram Marino (it.cultura.ebraica).

Altre significative comunità

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Ebrei iraniani, Ebrei siriani e Samaritani.

Il Nome di Dio

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Tetragramma biblico e Nomi di Dio (Bibbia).

Gli ebrei ritengono che il nome di Dio non si debba pronunciare, per questo il Tetragramma JHWH viene pronunciato come Ado-nai ("mio Signore") o HaShem (il Nome). Sebbene in altri credo religiosi siano presenti alcune forme di scrittura e pronuncia, secondo l'Ebraismo è proibita ogni forma di pronuncia del Nome eccelso ad esclusione dei casi ammessi e concessi al Kohen Gadol; la scrittura dello stesso può avvenire solo in ambito religioso ed è cosa permessa solo ad un Sofer, uno scriba che usualmente compie bagni di purificazione, la Tevilah, prima della stesura sia su un Sefer Torah, sia su pergamene come le Mezuzzot. È possibile poi trovare la stampa del Tetragramma su testi di studio o sul Siddur delle preghiere: nel caso poi non si voglia più utilizzare oggetti liturgici o testi sacri logori dall'uso e dal tempo, essi vengono usualmente portati dai fedeli a persone addette alla Ghenizah.

Relazione del popolo ebraico con le altre Nazioni

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: 7 precetti Noachici, Alleanza (Bibbia), Angelo, Ebreo, Goy, Popolo eletto, Profezia, Shekhinah e Torah.

Nel Pentateuco si riporta la promessa fatta da Dio al popolo ebraico dicendo che, se degno, sarà come popolo di sacerdoti incaricato anche e soprattutto di diffondere la fede in Lui e le parole della Torah quando vi sia la reale e sincera intenzione di conoscerle, quindi non in modo "prepotente" quando non v'è un interesse voluto; questa promessa coincide con l'opposta punizione (cfr Hester Panim) nel caso contrario, che si vuole evitare.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chi è ebreo?, Dio (Ebraismo), Era messianica, Filosofia ebraica, Ghiur, Popolo d'Israele, Qabbalah e Teologia.

Leggi in Italia

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Matrimonio (religione) e Ricorrenze ebraiche.

Note

  1. Religion, Religions, Religious, essay by Jonathan Z. Smith, pubblicato su Mark C. Taylor. cap. XV in Critical Terms for Religious Studies. University of Chicago Press, 1998. ISBN 978-0-226-79156-2
  2. "Once More, Once More: Derrida, the Jew, the Arab" by Gil Anidjar Acts of Religion. New York & London, Routledge 2001 ISBN 0-415-92400-6/0-415-92401-4
  3. Cf. commentario a Esodo3, 11-15 in laparola.net.

Bibliografia

  • Hans Küng, Ebraismo, (tit. orig. Das Judentum, Monaco 1991) Rizzoli, Milano 1993 e succ.ISBN 978-88-17-11229-1
  • Cristiano Grottanelli, La religione d'Israele prima dell'esilio, in Storia delle religioni (a cura di G. Filoramo), vol. 2, Ebraismo e Cristianesimo, Gius. Laterza & Figli,Bari-Roma, 1995.
  • Giordano Berti (a cura di), Il popolo di Mosè. Origine e significato delle feste religiose ebraiche. Oggetti d'arte e di culto dei secoli 15.-19. (catalogo della mostra), Le Tarot, Faenza 1998.
  • Alessandro Duce, La Santa Sede e la questione ebraica (1933-1945). Studium, Roma 2006 ISBN 88-382-3970-3
  • Arthur Green, Queste sono le parole. Un dizionario della vita spirituale ebraica, Giuntina, Firenze 2002 ISBN 88-8057-144-3
  • Ernest Gugenheim, L'ebraismo nella vita quotidiana, Giuntina, Firenze 1994 ISBN 88-8057-000-5
  • Yeshayahu Leibowitz, La fede ebraica, Giuntina, Firenze 2001 ISBN 88-8057-128-1
  • Philippe Haddad, L'ebraismo spiegato ai miei amici, Giuntina, Firenze 2005 ISBN 88-8057-167-2
  • Paolo Merlo, La religione dell'antico Israele, Carocci, Roma 2009 ISBN 978-88-430-5110-6
  • Smith Mark. S., The Origins of Biblical Monotheism: Israel's Polytheistic Background and the Ugaritic Texts (EN) , University PressNew York, Oxford 2001 ISBN 0-19-513480-X
  • M. Perani (a cura di), L'interculturalità dell'ebraismo. Atti del Convegno, Bertinoro (Forlì) e Ravenna, 2003, Longo, Ravenna 2004
  • Tufarulo, G,M.- Ebraismo ed eternità- Silarus, 2006, n° 243.
  • Dante Lattes, "Apologia dell'ebraismo", Prefazione di Rav Giuseppe Laras, Con una nota di Claudio Vercelli, Edizioni La Zisa, Palermo 2011 ISBN 978-88-95709-90-1

Voci correlate

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