Mitologia babilonese

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La mitologia babilonese (o mitologia assiro-babilonese) fa parte della mitologia mesopotamica ed è il complesso delle credenze religiose e dei miti dei popoli babilonese ed assiro.

Il canone babilonese è in gran parte derivato dalla mitologia sumera ed alcuni testi cuneiformi babilonesi sono traduzioni in accadico di antecedenti testi sumerici. Come avvenne per le interpolazioni tra la mitologia greca e quella romana, molte divinità sumere furono riprese e rinominate dai Babilonesi, come nel caso di Inanna/Ishtar e Dumuzi/Tammuz, gli furono dati nuovi attributi, in modo da soddisfare le esigenze della nuova popolazione dominante.

Comunque, al di là delle indubbie similitudini con quella sumera, alla mitologia babilonese appartengono divinità e miti propri di quella cultura, come il dio Marduk, patrono della città di Babilonia, ed il Poema della Creazione, l'Enûma Elish.

Mito della creazione

Il poema della creazione (Enûma Elish) (II millennio a.C.), "Quando in alto", era un testo sacro recitato durante le festività babilonesi, il cui nucleo principale era costituito da una cosmogonia, una teogonia, dalla glorificazione del dio Marduk, con l'enumerazione dei suoi 50 nomi e relativi attributi. Prima che Cielo e Terra ricevessero i loro nomi (cioè prima della loro creazione), le acque primordiali erano mischiate fra loro. Da questa fonte creatrice nascono tre generazioni di divinità, fino ad Ea e Anu. I giovani dei sono irrequieti e disturbano la pace di Apsû, il loro antenato, il quale decide di punirli distruggendoli. Ma Ea attraverso un incantesimo induce Apsû in un sonno profondo e si impossessa delle profondità delle acque, trasformandole in un regno dove vivrà con la moglie Damkina.

Damkina dà alla luce Marduk, il cui vigore insidia Tiāmat, la sposa di Apsû. Tiamat, spinta da altre divinità, vuole combattere contro Marduk e, perciò, chiama a sé una schiera di mostri e serpenti comandati dal figlio Kingu. Quando i poteri magici di Ea non riescono a prevalere, questi chiede l'aiuto di Marduk che, in cambio, chiede il comando supremo sugli dei. La richiesta viene accettata e Marduk ottiene armi potentissime, tra cui i sette venti. Il dio scatena allora una tempesta nella quale imprigiona Tiamat, immobilizzandola nella sua rete per mezzo dei venti. Infine, circonda l'esercito nemico e cattura Kingu a cui sottrae le Tavole del Destino.

Marduk taglia quindi a metà il corpo di Tiamat: la parte superiore diventa la volte celeste con stelle e pianeti, e quella inferiore diviene la Terra, e il Tigri e l'Eufrate fluiscono dalle sue orbite. Inoltre la coda annodata della dea serve a evitare che le acque dell'Apsû inondino la Terra e colonne possenti sono innalzate per dividere la Terra e il Cielo.

Le Tavole del Destino vengono date ad Anu da Marduk in persona affinché le tenga al sicuro. Marduk è eletto capo supremo dagli dei in consesso. Kingu viene accusato della rivolta e per questo viene giustiziato. Ea mischia il sangue di Kingu all'argilla, creando così l'uomo, il quale dovrà lavorare per gli dei supremi, sostituendo il compito precedentemente posto sulle spalle degli dei minori. Viene consacrato un santuario a Marduk, che egli chiama Babilonia, poi tutti gli dei si riuniscono per festeggiare. Il testo continua con l'esaltazione di Marduk.

Bibliografia

Voci correlate

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