Rito Filosofico Italiano

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

Il Rito Filosofico Italiano (R.F.I.), fondato nel 1909, si propose fin dagli esordi come un corpo rituale massonico che veicolava una iniziazione effettiva e intendeva risvegliare l'idea-forza di Roma "caput mundi", nella forma immaginata da Giuseppe Mazzini, quella di una "Terza Roma" universale, o "delle genti" (che avrebbe dovuto fungere da faro di pace e di spiritualità eclettica), dopo la Roma dei Cesari e quella dei Papi.

Nel processo formativo del R.F.I. spiccarono le figure del Maestro Amedeo Rocco Armentano, misterioso emissario di un antico lignaggio pitagorico perpetuatosi nel tempo, e del suo diretto discepolo Arturo Reghini, matematico, filosofo e filologo, nonchè quella di Eduardo Frosini, entusiasta - ma non altrettanto efficace - animatore del Rito. Frosini ebbe tuttavia un merito indiscutibile, quello di eleggere a "nume" tutelare del R.F.I. la nobile figura di Quirico Filopanti : a lui fu intitolata la Loggia Filosofica di Bologna e a talune intuizioni, incastonate nei suoi scritti talora bizzarri, si abbeverò il Rito nei propri lavori. Questa scelta preservò il Rito dalle propensioni neo-pagane del Reghini, il quale peraltro abbandonò il gruppo dopo breve tempo.

Ai tre personaggi citati si affiancò un manipolo di pionieri sparsi sul territorio nazionale.

Il R.F.I. costituì, in qualche modo, l'espressione simbolicamente più matura del nostro post-Risorgimento, e gli italiani che ne fecero parte ricominciarono a sognare e ad operare per il risveglio della antiquissima Italorum sapientia.

Le interferenze "politiche" nel Rito in quegli anni, insieme con le diatribe interne, ne costituirono certamente il limite storico. D'altronde, il gruppo si formò nella Firenze di Papini e Prezzolini, sotto l'influsso, cioè, di una cultura nazionalista estranea, quando non avversa, all'universalismo massonico. Da simili ipoteche è invece libero l'attuale R. F. I. (il cui "risveglio" fu affidato, le nonae di Novembre del 1999, a Michele Moramarco): esso si dedica all'esplorazione delle antiche tradizioni spirituali italiche, anche pre-romane, e si richiama in primis alle idee del platonismo cristiano dell'Accademia di Marsilio Ficino. Il Rito è scevro da qualsiasi posizione "neo-pagana". Nel Preambolo alla "Regola", si legge:

"Il R.F.I., fondato nel 1909 e restaurato nel 1999, rappresenta uno dei poli tradizionali della Massoneria e attinge, in primis, alla universalità della tradizione italica. Questa, nata dalle più arcane fonti del Sacro (in particolare quella januale, incarnata dal sabino re Numa, ma anche quelle villanoviane, etrusche, sannite, ecc.), sfocia - ricevuti gli apporti delle correnti pitagorica ed ermetica, a loro volta influenzate dalle spiritualità di Persia ed Egitto - nel gran mare di luce della Roma cristiana. Nella Città capitolina la nuova dottrina di vita si espresse in diverse forme ideali, anche in quel filone che - presente in pensatori molto diversi tra loro, quali Valentino e Giustino - si si sarebbe manifestato nel "platonismo cristiano" rinascimentale di cui fu araldo Marsilio Ficino: all'Accademia neoplatonica fiorentina si richiama specificamente il R.F.I., che a Firenze del resto nacque".

Il Rito Filosofico Italiano conferisce oggi i seguenti gradi: Maestro dei Dieci (IV), Cavaliere della Rosa+Croce Italica (V), Custode della Grande Opera (VI), Conte [Comes] (VII).

Bibliografia

  • Michele Moramarco, Le sette sorgenti spirituali del R.F.I." (Janualia, s.l. 1999)
  • Roberto Sestito. Storia del Rito Filosofico Italiano e dell'Ordine Orientale Antico e Primitivo di Memphis e Mizraìm (Firenze Libri).